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Il Progetto Alessandro Scarlatti





Anch'io vorrei che ci fosse, evidentemente, una maggiore consapevolezza dei doveri che abbiamo e vorrei che ci fosse l'Italia che io, ogni tanto, mi perdo a sognare: un'Italia consapevole che i suoi mali sono chiaramente sormontabili e niente affatto ineluttabili, un paese dove si avesse coscienza che siamo un paese invidiato e stupendo, dove tutto quello che si fa è una forma di incredibile masochismo per distruggere le pazzesche, meravigliose, affascinanti qualità di questo paese. Vorrei un'Italia non, così, festivaliera e soddisfatta e assolutoria, ma, certamente consapevole che tutto quello che abbiamo potrebbe essere valorizzato, a vantaggio non soltanto di un'immagine stupefacente e allettante ancor più di quanto non sia, ma certamente in una pace sociale che permettesse, per esempio, il rinascere di tutta la valorizzazione di questo paese stupendo, dove c'è veramente tutto; senza cadere nella retorica delle Alpi e del mare e delle città e dei quadri, ma abbiamo veramente tutto. .. Dovremmo ricordarci che la bellezza non è un dono inalterabile. Bisognerebbe saperci organizzare.

Romolo Valli

 

Il Progetto Alessandro Scarlatti, promosso da ARS ET LABOR, è partito nell’estate 2009 con una serie di stages sull’oratorio Il Primo Omicidio.

Fin dal primo impatto con questa straordinaria musica ci siamo resi conto di trovarci di fronte ad una vera e propria iniziazione ad una nuova (antica) possibilità formativa artistica.

Il modo come s’imprimevano i primi frammenti, le parole che continuavano a risuonare nella mente, le infinite precisissime indicazioni sul modo di porgere, fino nel dettaglio della diteggiatura e delle arcate degli strumenti d’arco, le voci che prendevano consistenza e splendore nello studio di questi brani, gli strumenti che incominciavano a “cantare”, questi sono soltanto sommarie ed approssimative affermazioni per qualcosa di assai più profondo.

Il concetto della “umanizzazione” legata ad una concezione della musica come “scienza” (“...cognizione di questa scienza - che tale è l'Arte del componimento musicale, come figlia di Metamatica [sic]...” A. Scarlatti) perdeva ogni connotazione astratta, s’attualizzava con straordinaria, irresistibile potenza.

Il processo compositivo della realizzazione del basso continuo, resa obbligata dalla struggente strumentazione e dalla meticolosa conduzione non soltanto delle voci ma anche dei registri da parte dello Scarlatti, apre poi una completamente nuova concezione di un insegnamento di composizione: obbligata e proprio perciò libera.

Ulteriori conferme di quest’esperienza sono arrivate attraverso l’immersione nelle Cantate Pastorali in occasione del Natale e nella sconvolgente Passio D. N. Jesu Christi secundum Joannem. L’ispirazione neoplatonica che penetra tutta la produzione scarlattiana, ci costringe ad abbandonare ogni posizione estetizzante e di guardare alla musica di Scarlatti come efficientissimo mezzo di crescita civica.

Chiaramente ci sentiamo del tutto insufficienti come esecutori di fronte a tale splendore di capolavori, e questa percezione della propria “impreparazione” che ci illudiamo sia non soltanto nostra, ma abbia accompagnato chiunque si sia avvicinato a questo sommo dei compositori, sarà non ultima delle cause che hanno così a lungo impedito una vera pratica esecutiva di Scarlatti. Bisogna ricominciare da capo. Prolungati tempi di preparazione, studio e prove sono indispensabili. Bisogna fare soprattutto un lavoro sistematico di edizione, per il quale vediamo, sì, qualche incoraggiante iniziativa sporadica, ma il quale deve essere svolto con assai maggior senso di rigore scientifico e senso pratico. Le attuali edizioni – eccezion fatta per le accuratissime edizioni di Lino Bianchi, che però sono di difficile utilizzo pratico – sono piene di errori, come è naturale in una prima edizione e soprattutto quando soltanto affidata a qualche iniziativa privata.

Ogni edizione dovrebbe essere composta da cinque parti:

  • una riproduzione facsimile dell’autografo di Alessandro Scarlatti, per le opere delle quali esso sia disponibile
  • una trascrizione fedele per finalità di ricerche musicologiche, rispettando anche chiavi, accidenti ecc.
  • una trascrizione/partitura in chiavi moderne con una riga vuota lasciata per la realizzazione del basso continuo
  • un set completo delle parti
  • una riduzione per pianoforte per lo studio dei cantanti.

Con gli strumenti oggi a disposizione (scansioni, programmi di scrittura musicale, scambio di informazioni attraverso la rete, materiale già predisposto ecc.) lo sforzo per la realizzazione di un’edizione completa delle opere rimasteci di Scarlatti, è ben poco, in confronto allo sforzo d’una volta per la prima edizione delle opere complete di un Händel o di un Bach.

Soltanto una tale edizione potrà permettere finalmente di verificare quanto la musica splendida che s’è sviluppata nei secoli successivi debba a questo genio, sì isolato nel panorama italiano, proprio per tutte queste sue virtù, già durante la propria vita e sì assente nella prassi esecutiva odierna.

 

Noi siamo alla ricerca di mecenati che sappiano valutare l’importanza culturale di questo progetto e di finanziare le molteplici attività necessarie per far ritornare in vita questa musica, sì profonda, sì toccante:

  • stages di studio ed approfondimento
  • concerti ad ampio raggio di cantate e della musica sacra, che racchiudono, ognuna in sé capolavoro, nella miniatura tutta l’essenza dell’arte di Scarlatti
  • programmazione ed esecuzione con i necessari tempi di preparazione degli Oratori e delle Opere, e organizzazione di tournées e di repliche anche nei medesimi luoghi, onde creare un repertorio di opere scarlattiane. Soltanto così si potrà approfondire e conoscere questo stile di una sublime semplicità ed immediatezza nell’ascolto, ma che sorge da una mente di compositore consapevole padrone dei più complessi problemi compositivi.

 

In altre parole, necessita sviluppare la consapevolezza che certamente non la frettolosa incisione di uno qualsiasi di questi capolavori, magari diffuso poi come allegato ad una rivista specializzata di musica classica, può rendere minimamente giustizia a una musica sì fatta. In Scarlatti, l’immediatezza dell’ascolto può essere ottenuta soltanto attraverso un accurato studio della sua polifonia magistrale, dell’armonia precursore nelle modulazioni dei più arditi sperimenti schubertiani, e della sua sofisticatissima struttura ritmica, giammai incontrata in tale concentrazione in alcun altro musicista.

Soltanto allora questa musica, concepita da Alessandro Scarlatti, rassomigliante come sotto tanti altri aspetti anche in questo a Johann Sebastian Bach, per sviluppare nell’ascoltatore un profondo senso civico e suscitare nobilissimi e veritieri sentimenti, potrà ritrovare la sua collocazione nella pratica musicale.


 

 
 
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