Durch Denken das Denken stillegen. Per mezzo del pensiero fermare il pensiero. (Sergiu Celibidache)

Che cosa è la fenomenologia?

La fenomenologia è il ramo della filosofia che indaga intorno a come ci appaiono le cose. All’inizio del Novecento Edmund Husserl, filosofo e matematico, diede con le sue Idee per una fenomenologia pura un orientamento e un fondamento completamente nuovo a questa scienza. A Sergiu Celibidache spetta il merito di aver messo con rigore scientifico questo metodo in correlazione con la musica.

Ogni approccio fenomenologico parte dalle due domande basilari:

-       Che cos’è il suono?     -       Come reagisce la coscienza umana al suono?

Sergiu Celibidache non fu l’unico a mettere la fenomenologia in connessione con la musica. Il tentativo più noto è quello di Ernest Ansermet (“Les fondements de la musique dans la conscience humaine”, 1961). Ma a differenza di Ansermet, che rimane come matematico e pensatore legato ad una specie di psicologismo materialistico con conseguente necessità di separare l’aspetto metafisico dalle intuizioni più puramente fenomenologiche, Celibidache, le cui radici intellettuali si fondavano invece su profonde conoscenze, oltre al mondo husserliano, del pensiero pitagorico e delle dottrine indù nonché buddiste, riuscì a trasmettere una visione non dualistica della pratica musicale.

Di là di ogni pensiero speculativo o teorico, lo studio della fenomenologia insegna ad avvicinare il mondo sonoro aperta–mente: vale a dire senza pregiudizi di origine estetico e permette dunque di liberarsi da ogni vincolo che ostacoli la possibilità che nasca musica.

La necessità della fenomenologia

La fenomenologia pone l’accento sul vissuto: ogni cognizione acquista il suo valore soltanto se raggiunge il livello profondo dell’Erlebnis (tradotto nella tradizione italiana fenomenologica con il non felicissimo termine vissuto; infelice perché Erlebnis è per dirlo in francese en train de, “in atto”, mentre vissuto è al passato, di conseguenza, per parlare nella terminologia husserliana, si tratta di una modificazione, al passato, di un modo d’attualità!). Questo termine bellissimo tedesco contiene la dimensione sia del vivere (in atto) e del possesso dell’evento di questo vivere, nel mentre sale, per così dire, a consapevolezza. Certamente è una dimensione interiore che tutti noi sappiamo distinguere dalla sensazione, dall’emozione, parametri che vengono invece sempre utilizzati in correlazione all’arte oggigiorno. Questa confusione, stigmatizzata fin dall’origine del pensiero filosofico anche europeo (basta pensare ai giudizi di Platone sull’arte) e non soltanto orientale come si pensa oggi, ha portato ad una totale inversione nel rapporto con il capolavoro musicale: tutta l’attenzione del cosiddetto pubblico - che cosa è il pubblico se non un insieme di singole persone? ognuno provvisto di un possibile proprio Erlebnis? - è indirizzata sulla figura dell’interprete, invece che su ciò che sta in quel momento nascendo, il capolavoro appunto, oppure un brano minore con possibilità di intrattenimento maggiori o minori.

La risposta radicale fornita dalla fenomenologia è che non esiste interpretazione, in quanto non c’è niente da interpretare, i suoni e i loro rapporti possono essere vissuti, ma non interpretati. Nel momento nel quale l’esecutore (dal lat. ex-sequi = seguire da) cioè colui che e–segue, segue fedelmente ciò che sta nascendo in lui attraverso i rapporti sonori dati, univoci, legati a quell’istante, può nascere nella sua coscienza e in quella che lo sta ascoltando qualcosa che trascende ogni possibilità di avvicinamento verbale.

La possibilità di distinguere tra Erlebnis e sensazione, emozione, è come detto sopra data a tutti, ma non siamo assolutamente abituati a attuare tale distinzione, soprattutto in correlazione all’arte. Nel momento storico che vuole ridurre ogni fenomeno a “mi piace” o “non mi piace”, la scuola della fenomenologia che con rigore assoluto porta alla benefica liberazione dall’angusto vincolo del proprio gusto e apre la mente alla infinita ricchezza del mondo sonoro, definito sì bene da Alessandro Scarlatti:  “E poiché la sfera dell’armonia è di un’ampiezza illimitata, allora il genio del compositore si può estendere sì ampiamente, quanti gradi di efficienza e sollevazione egli soltanto possiede, per allargarsi in questa sfera, della quale le regole sono la luce, la modulazione il premio di efficacia, il suono (che penetra attraverso l’orecchio all’intelletto) l'ascendente. La molteplicità dei suoi movimenti è la fertilità in fiori e frutti del piacere e della delizia, quale portano all’anima, e infine sono i raggi della sua luce le scintille simpatetiche, che possiedono la forza, di risvegliare le passioni umani, di infiammarle e di commuoverle. Questo è l’oggetto, che deve essere l’inizio e la fine dell’intenzione del compositore di musica nella sua fatica e nel suo zelo.”

La fenomenologia offre una metodologia maieutica essenzialmente per conoscere se stessi e di conseguenza potersi riconoscere nel capolavoro.

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