CARL PHILIPP EMANUEL BACH

«Soltanto sarebbe da desiderare, che l’insegnamento di questo strumento venisse ogni tanto un po’ migliorato, e che il vero bene, che come in generale in musica, dunque particolarmente sul clavier finora si è incontrato ancora in pochi, con ciò divenisse più universale. I maestri più eccelsi nell’esercizio, dai quali si potrebbe ascoltandoli, imparare qualcosa di buono, non sono da trovarsi in sì gran numero, come si potrebbe forse immaginare. L’ascolto, una specie di furto autorizzato, però è in musica tanto più necessario, perché, anche se l’invidia tra gli uomini non fosse così grande, ci sono molte cose, che si possono appena indicare, tanto meno scrivere, e che si devono apprendere soltanto ascoltando

In tutto ciò ho indirizzato la mia intenzione nello stesso tempo soprattutto verso quegli insegnanti, i quali finora non hanno guidato i loro allievi secondo le vere fondamenta dell’arte. Dilettanti, che sono stati sciupati con false prescrizioni, si possono aiutare da soli secondo i miei principi fondamentali, se del resto hanno già suonato molta musica; dei principianti invece arriveranno, grazie a questi in breve tempo con particolare facilità, là, dove avrebbero forse mai creduto.

Si sbagliano coloro che s’aspettavano da me una dottrina ampollosa; ho pensato di meritare più gratitudine rendendo lo studio assai difficile del clavier con dei principi istruttivi brevi, per quanto possibile, facile e piacevole.

Per essere stato costretto a ripetere diverse verità più d’una volta, in parte per l’occasione, che richiedeva ciò, in parte per evitare la frequente consultazione, in parte perché credo, che certe frasi principali non si possono inculcare troppo spesso; spero d’ottenere il perdono dei lettori al riguardo, anche perché forse qualcuno si troverà colpito dalla verità, senza che io avessi avuto la minima intenzione di un’offesa personale.»

(Saggio sul vero modo di suonare il Clavier I, Prefazione)

«Si tratta indiscutibilmente d’un pregiudizio, che la forza d’un clavierista consista nella pura velocità. Si possono avere le dita più abili, trilli semplici e doppi, intendersi d’applicatura, centrare a prima vista, quante siano le chiavi che capitano durante il corso del pezzo, trasporre tutto senza molta fatica all’istante, prendere decime, anzi duodecime, saper fare scalette e salti incrociati di tutti i tipi, e quanto di più del genere; e con tutto ciò si può non ancora essere un chiaro, un piacente, un commovente clavierista.

L’esperienza insegna più che troppo spesso, che i centratori e i suonatori veloci di professione non possiedono niente meno di queste caratteristiche, come in effetti, sbalordiscono con le dita la vista, all’anima sensibile d’un ascoltatore però essi non danno proprio niente da fare. Essi sorprendono l’orecchio senza divertirlo, e stordiscono la ragione, senza darle soddisfazione.

Con ciò non voglio togliere la meritata lode al sapere suonare seduta stante. E’ meritorio, averne l’abilità, e io stesso lo consiglio a chiunque caldamente. Ma uno che è soltanto centratore non deve avere pretese ai veri meriti di colui, che è capace di indurre più l’orecchio che la vista, e più il cuore che l’orecchio in una sensazione squisita e sa trascinarlo là, dove egli vuole. E’ probabilmente raro, potere suonare un pezzo già a prima vista immediatamente secondo il suo vero contenuto ed affetto. […]  Ma non si supponga perciò, che io voglia con questo giustificare quelle mani inerti e rigide, le quali ti addormentano per gradevolezza, le quali sotto il pretesto del cantabile non sanno animare lo strumento, e che meritano con l’irritante modo di porgere le loro ispirazioni sbadiglianti ancor più rimproveri dei suonatori celeri.       Questi ultimi almeno sono ancora migliorabili; il loro fuoco può essere smorzato, se s’inducono espressamente alla lentezza, mentre l’essenza ipocondriaca che sbircia dalle dita fiacche fino alla nausea, probabilmente si potrà togliere poco o per niente. Del resto ambedue esercitano il loro strumento soltanto meccanicamente, poiché per suonare commuovendo si richiedono delle buone teste, che sono capaci a sottomettersi a delle regole intelligenti e porgere i loro brani secondo esse.»

(Saggio sul vero modo di suonare il Clavier I, Del modo di porgere §.1)

«Con una giusta cognizione ed un uso coraggioso dell'armonia si diventa Maestro di tutte le tonalità […] Si modula allora verso dove si vuole […]                Molti dei nostri odierni Compositori non imparano a sufficienza. Loro si fidano del loro genio. Pensano che la scienza dell'armonia sia troppo difficile, troppo arida e per il loro genio troppo limitante, perché essi non la conoscono a sufficienza, e non ne hanno appresa molto. Tutte le loro modulazioni ci sono già state, e la maggior parte di esse presso dei vecchi buoni Compositori che loro disprezzano tanto. […]       Invece con una buona guida e con buoni modelli si può arrivare ad apprendere a modulare al modo solito, in modo più lontano, ed in modo del tutto lontano da schemi, in maniera nuova, piacevole e sorprendente. […]       Se s'aggiunge a ciò l'intelligente uso delle arti enarmonche: quale ricchezza s'apre allora, di modulare in modo sempre nuovo e sempre piacevolmente sbalorditivo! Soltanto si deve utilizzare queste spezie non troppo spesso, come abbiamo già detto.»

(Saggio sul vero modo di suonare il Clavier II, capitolo 41 § 12)

 

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