WOLFGANG AMADEUS MOZART

«NB. prima di andare a tavola lui (Abbé Vogler) ha abborracciato il mio Concerto, |che suona la Madselle di casa, e che è quello della litzau,  Prima vista. il primo brano è andato Prestissimo, l’Andante allegro e il Rondo davvero Prestissimo. suonava il basso il più delle volte diverso da quello che è scritto, e a volte faceva tutta un'altra armonia e anche la melodia. del resto non è possibile diversamente, in quella velocità. gli occhi non lo possono vedere, e le mani non possono acchiapparlo. si che cos'è allora? – – un tale suonare a Prima vista, e cagare è per me lo stesso. gli ascoltatori | intendo quelli che sono degni d'essere chiamati così | non possono dire nient'altro che hanno la Musique e il Clavier – – visto suonare. ascoltano, pensano – e sentono nel mentre ugualmente poco – quanto lui. lei si potrà facilmente immaginare che non era sopportabile, poiché non gli potetti dire. assai troppo veloce. del resto è anche molto più facile, suonare una cosa veloce piuttosto che lentamente. nei passaggi si possono abbandonare per strade parecchie  note, senza che qualcuno se ne accorga; è però bello? – –si può nella velocità cambiare con la mano destra e sinistra, senza che qualcuno lo veda o lo senta; è però bello? –– e in che consiste l’arte di leggere a Prima vista? in questo: suonare il brano nel tempo giusto come deve essere. esprimere tutte le note, le Appoggiature Ecc: con l’appropriata espressione e gusto, come sta scritto, così, che si creda che l’abbia composto colui che suona egli stesso. la sua applicatura è anche Miserable…»

Mannheim, 17 gennaio 1778

«Poi portarono un piccolo clavicordo. io preludiai, e suonai una sonata, e le variazioni di Fischer. poi bisbigliarono gli altri qualcosa nell'orecchio al sig. Decano[1], che m'avrebbe dovuto sentire suonare in maniera organistica; gli dissi di darmi un tema, egli non voleva, ma uno dei religiosi me ne dette uno. lo portai a spasso, e nel bel mezzo, |: la fuga andava ex sol minore:| incominciai in maggiore, e qualcosa del tutto scherzoso, ma allo stesso tempo, poi infine di nuovo il tema, ma di culo; infine mi venne in mente, se non potevo utilizzare la creatura scherzosa insieme al tema della fuga? – – non chiesi a lungo, ma lo feci subito, e andava sì accuratamente, come se glielo avesse fatto il Daser[2]. il sig. Decano era completamente fuori di se. è andato, non serve, disse, non l'avrei creduto, quel che ho sentito, lei è un uomo intero. me l'aveva detto il mio prete che in tutta sua vita non aveva mai sentito nessuno suonare sì abilmente e seriamente l'organo […] infine uno portò una sonata che era fugata. avrei dovuto suonarla. io dissi però, signori miei, questo è troppo; lo devo confessare, la sonata non la potrò suonare così all'istante. sì, lo credo anch'io, disse il Decano con molto zelo, poiché egli era tutto per me. questo è troppo, non esiste nessuno al quale sarebbe possibile. del resto, dissi, voglio provare lo stesso. allora sentivo però sempre dietro a me il Decano. o tu birbante. o tu briccone; o tu, tu! – – suonai fino alle ore 11. venni bombardato con un mucchio di temi da fuga, e quasi assediato. […] a proposito della sua figlia. chi la vede e sente suonare, e non deve ridere, deve essere di pietra[3]. si sta su verso il discanto, per carità non al centro affinchè si abbia più occasione di muoversi e far versacci. gli occhi vanno roteati. s'ammicca. […] il braccio viene del tutto alzato, quando si esegue un passaggio, e come viene marcato il passaggio allora lo deve fare il braccio, non le dita e questo appositamente assai pesantemente e con poca abilità. la cosa più bella però è che quando in un passaggio | che deve scorrere come olio:| necessariamente devono essere cambiate le dita, allora non bisogna far molta attenzione, ma quando è il momento, lo si lascia via, si alza la mano e si ricomincia del tutto comodamente così si ha anche più speranza di chiappare una nota sbagliata. e questo spesso produce un effetto curioso. scrivo questo soltanto per dare al papà un'idea del suonare e di insegnare il clavier, affinchè il papà al suo tempo ne potrà trarre utilità. il signor Stein è completamente innamorato della sua figlia. Ha otto anni e mezzo, impara soltanto ancora tutto a memoria. può diventare qualcosa: ha genio. ma in questo modo non diventa niente. non otterrà mai molta velocità, poiché è tutta intenta ad appesantire la mano. non otterrà mai il più necessario e più duro e il principale nella musica, cioè il tempo, perché fin dalla gioventù si è impegnata unicamente a non suonare in tempo. Il signor Stein e io abbiamo discusso su questo punto almeno due ore. l'ho però già quasi convertito. mi chiede ora consiglio per tutto. lui era del tutto impazzito per il giovane Becke; ora vede e sente che io suono di più di Becke, che non faccio delle smorfie e suono lo stesso sì espressivo che ancora nessuno, secondo la sua confessione, ha saputo trattare così bene i suoi pianoforti. che io rimanga sempre accuratamente a tempo, di questo si meravigliano tutti. il tempo rubato in un Adagio, in modo che la mano sinistra non ne sappia niente, non lo possono proprio comprendere. in loro la mano sinistra cede.»

Vienna 24 marzo 1781 al padre: «[…] mi dispiace soltanto per questo: non avrei suonato un Concerto, ma poiché il Kaiser è nel palco di proscenio, avrei preludiato tutto solo, suonato una Fuga e poi le Variazioni… dove ancora ho fatto ciò in pubblico, ho ottenuto il massimo plauso – perché ogni cosa fa risaltare l'altra sì bene, e perché ce n'è per ognuno; ma Pazienza…»

Vienna 10 aprile 1782 a suo padre: «mi mandi anche le sei fughe di Händel. - vado tutte le domeniche alle ore 12 dal Barone van Swieten, e là non si suona altro che Händel e Bach.mi sto facendo appunto una collezione delle fughe di Bach, sia di Sebastian, sia di Emanuele e Friedemann Bach; – poi anche di quelle di Händel, e qui mi mancano queste sei fughe. […]»

Vienna, 20 aprile 1782 a sua sorella: « […] la ragione perché questa fuga sia venuta al mondo è in realtà la Mia cara costanza. – il Barone van Swieten dal quale vado tutte le domeniche, m'ha dato a casa tutte le opere del Händel e di Sebastian Bach |: dopo che le avevo suonate per lui:| . – quando la costanza ha sentito le fughe, ne divenne innamorata; – non vuole sentire altro che fughe, ma in particolare |: in questa specie:| niente se non Händel e Bach; – poiché mi ha ora spesso sentito suonare dalla testa delle fughe, allora mi chiese, se non ne avevo annotata alcuna? – e quando le dissi no, – allora mi sgridò assai, che io non volevo scrivere proprio il più artistico e più bello nella musica; e non smise di pregarmi fino a quando le composi una fuga e così divenne. – ho scritto apposto Andante Maestoso sopra, perché non sia suonata troppo velocemente – giacché, se una fuga non è suonata lentamente, allora il soggetto entrante non può fare la sua figura nitidamente e chiaramente, ed è dunque d'alcun effetto.– […]»



[1] Decano del convento "Heiliges Kreuz" ad Augsburg, dove si svolge l'improvvisazione descritta da Mozart.

[2] Famoso sarto di Salisburgo.

[3] Gioco di parole in quanto il padre si chiama Stein (=pietra)

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