SERGIU CELIBIDACHE 

Musica non è qualcosa. Qualcosa può diventare musica. E questo qualcosa è il suono.

Vivere ciò che è nella partitura, è il primo dovere. L'immaginazione è affare privato, non è un criterio, è personale. Noi ci interessiamo per ciò che c'è là dentro come unico, al di fuori d'ogni interpretazione. Nella fenomenologia osserviamo l'unicità dei fenomeni.

Semmai l'immaginazione del compositore, non la mia. Io non me lo posso proprio permettere, d'avere delle proprie visioni. Se già ho una caratteristica, oppure un interprete ha le sue caratteristiche, è soltanto quella, di identificarsi il più possibile con questi momenti che hanno mosso la fantasia dell'uomo creativo.

Intersubjektive Betreffbarkeit (ciò che ci riguarda a livello intersoggettivo): quel che fa circolare l’arte.

Un suono – un altro suono. Come posso vivere nel secondo ancora il primo? Questo è il presupposto perché la musica possa nascere.

Che cosa lega/costringe la fantasia del compositore? La doppia appartenenza del suono: il suono non appartiene soltanto a lui, egli ha i suoi propri diritti. Il suono ha la propria vita. Entra nei propri diritti.

Da una parte, cosa c'è nel materiale che non posso e non devo interpretare? E qual è la relazione tra ciò che muove il materiale e la coscienza umana? Poiché che cosa è infine la musica? – un movimento. Cosa si muove? Nient'altro che la nostra coscienza. Si può sentire la musica, senza sentire dei suoni. Dunque è, in effetti, la coscienza.

…poi studio con loro (i miei studenti) la fenomenologia, l'oggettivazione del materiale. Come si comportano tutti i valori nella coscienza umana, senza che quello che ascolta pretende qualcosa da essi? Ora voglio fare qualcosa, oppure qui vorrei fare qualcosa di diverso. Essere liberi da tutto ciò! Come si comportano, due suoni nello spazio, cosa comporta? Come mai la mia coscienza può percepirlo ed elaborarlo in senso musicale? Questi sono i due ordini della mia concentrazione. Così lavoro con i miei studenti.

Veloce e lento non esistono per colui che sta riducendo. Per lui c’è soltanto: così e non diversamente. Non è mai il tempo troppo veloce, ma soltanto la velocità. Quale relazione tra tempo e velocità? Nessuna. Si escludono. Noi non distinguiamo "tempo": la complessità della molteplicità da ridursi decide. Il tempo è la condizione, affinché la molteplicità possa essere ridotta. "Troppo veloce", "troppo lento" significa mancanza nella dimensione del vissuto: vissuto in relazione alla molteplicità che appare. Tu sei la prima e l'ultima stazione.

Cosa significa ridurre? Unificare attraverso rapporti i singoli fenomeni, perché io possa venir via dall'osservazione dei singoli fenomeni. Come unire, per venire via dalla molteplicità: non possiamo fare diversamente. Abbiamo soltanto una coscienza. Confrontata con una indefinitamente grande molteplicità. Eliminare attraverso il collegamento di tutti i singoli fenomeni in un'unica unità. L'essenza della riduzione è trascendenza.

Quali sono i frutti positivi della differenziazione? La crescita della molteplicità. Il pericolo? Che nella molteplicità non si crei più un'unità.

Viviamo in un mondo ignorante, ma ognuno ha il santuario in sé.

Non abbiamo qui alcuna teoria. Il più sacro che abbiamo è la spontaneità è.

La musica non è andata come nella storia della musica dal semplice al complicato; Guillaume de Machault oppure una Sinfonia di Mozart: hanno aperto una finestra sull'eternità – la coscienza assoluta, pura.

Anch'io amo molte cose, non quando faccio musica: io ascolto.

La simultaneità dell'inizio e della fine: l'estensione dal punto A all'inizio è simultaneamente espressa dall'estensione dal punto A alla fine. Per ragioni che non sono separabili dal vissuto.

Il cammino dal culmine alla fine è accompagnato dal cammino dall'inizio al culmine.

La fenomenologia non incontra la musica. Essa è eterno "no".

Esiste un indefinito numero di "no", per arrivare al "si".

Il rapporto misterioso: quanto suono per quanto tempo (la ragione sufficiente ovunque costringente)

Vivere da svegli! Ascoltare, non riflettere. Riflettere su cose ascoltate, si.

Il tempo non ha avuto effetto sugli elementi. Si tratta della loro applicazione da uno spirito. Se noi scrivessimo come Machault, egli non sarebbe più unico. Gli intervalli nella tua coscienza sono eterni. Il compositore sceglie un tema, dopodiché deve ascoltare. Mozart riconosceva: avendo stabilito questo …e di tutte le possibilità sceglieva la più geniale.

Lasciare fare al pensiero soltanto ciò che egli sa fare. Il saper-pensare può aiutare molto nel mettere ordine.

Il lavoro nelle prove significa pensare, associare, immagini, movimenti, per avviare la rivelazione: è così.

E pensare uguale ai termini nei quali si pensa? No. Ma senza termini il pensiero non si può materializzare.

Improvvisamente il suono è vivo: può diventare musica. Il rapporto ideale nel suono.

Una frase non articolata è come una macchia d'inchiostro.

Non volersi esprimere, quest'è la prima condizione per arrivare alla riduzione.

Quando la molteplicità è tenuta insieme, attraverso che cosa succede? Attraverso il modo com'è fatto lo spirito. Non c'è niente in mezzo – libertà!

Il suono è univoco, nonostante che egli possa in te risvegliare qualcos'altro.

Sarebbe uguale, se la tua coscienza fosse ugualmente pura come quella di lui (del compositore).

Il presupposto è, che la tua coscienza si liberi.

La definizione della fenomenologia come studio dei fatti indipendenti dall'uomo.

Si tratta qui di stazioni del pensiero che conducono verso qualcosa che non si può acchiappare con il pensiero.

Apertura della coscienza prima della prima impressione. - Lasciar lavorare liberamente la coscienza.

La fenomenologia non cambia niente. Essa aiuta a vivere il limite del pensare. Se una cosa non ti è chiara, non diventa chiara attraverso la fenomenologia.

Portare alla quiete il pensiero attraverso il pensiero.

La verità non ha alternative.

L'uomo deve sperimentare come è fatto. Non è la conseguenza d'una prestazione individuale.

Zen: tutte le domande hanno una risposta soltanto non perché.

(Poiché Celibidache s'è sempre rifiutato di scrivere sulla fenomenologia si tratta qui sopra di citati significativi presi da lezioni oppure da interviste difficilmente accessibili)

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