La cantata di Scarlatti ci ricorda per importanza musicale, numero e per la profonda poesia che da essa emana, all’interno della cultura italiana ciò che significa per la cultura tedesca il Lied di Schubert. Essa certamente ci offrirà il campo di studio più idoneo per approfondire la ricerca stilistica.

Abbiamo avuto la fortuna che Mario Bolognani, che ringraziamo in questo luogo per il suo impegno, abbia messo gratuitamente in rete un’edizione della Cantata fatta per suo studio di Alessandro Scarlatti, cantata per soprano e basso continuo, dove la parte del cembalo è stata realizzata dal compositore stesso e che spazza via di un sol colpo tutti i criteri musicalmente assurdi ed arbitrii con i quali sedicenti specialisti del barocco hanno letteralmente rovinato l’esecuzione di questo tipo di repertorio, magari addirittura osando di improvvisare la parte del cembalo. Nel caso della nostra cantata si tratta di una rigorosa stesura a quattro voci, dove nei punti dove evidentemente il compositore desidera un piano nella voce, il numero delle voci si riduce a tre, e nei punti dove desidera un aumento dell’intensità, una sottolineatura del testo p.e., il numero delle voci aumenta, ma sempre secondo le più severe leggi del contrappunto. È evidente che egli desidera in codesto modo la realizzazione anche delle arie negli oratori, nelle opere ed appunto nelle cantate.

Ora, se l’improvvisatore si chiama Bernardo Pasquini o Domenico Scarlatti, oppure Hasse, Händel ecc. questo tipo di realizzazione era appunto garantito. Avevano seguito fin dalla più tenera infanzia un’educazione in tal senso: non era chiamata musica, se non si svolgeva secondo le regole. Dunque non ha niente a che spartire con l’associazione che si correla attualmente al termine improvvisazione.

È nelle nostre intenzioni di affrontare uno studio sistematico con una serie di seminari sulle possibilità di realizzazione (scritta appunto) dei bassi cifrati, lontani dai manuali ridicoli con i quali si insegna questa importantissima prassi, prendendo per Maestro Alessandro Scarlatti, coadiuvato dal suo trattato, dallo studio delle parti strumentali delle cantate, discutendo e lavorando sulle singole soluzioni possibili.

© ARS ET LABOR